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LE VITE PARALLELE DELL'AMIRAGLIO ACTON, NAVIGATORE DI EMOZIONI

Essere ricchi  e gestire imprese di prestigio non implica necessariamente il potersi concedere tutti i lussi. A volte nemmeno garantisce il diritto esistenziale all'esprimersi con sincerità.  Questa è la storia di un talento che ha dovuto nascondere la sua Arte all'aristocrazia finanziaria della quale egli stesso faceva parte. Per decenni. Ed ora  ha vinto sulla cecità del pregiudizio.

Finalmente.




  Un grande stanza tutta colorata, uno "scrigno segreto" nel cuore di Milano. Qualche volta avevo gettato appena uno sguardo furtivo al suo interno, attraverso la finestra. Finché un giorno ci sono entrata dentro, anzi, attraverso...Grazie a lui, che mi aperto la porta, Riccardo. Navigatore di emozioni e paesi sommersi nelle viscere dell'io più nascosto, quest'uomo davanti alla tela nuda e bianca si scopre. La riveste dei suoi sogni, delle sue paure, dei suoi desideri, dei suoi ricordi più riposti, tanto riposti da palesarglisi spesso incomprensibili.  Un'idea sommaria in testa che poi si perde, con la ragione. Il  pensiero si deforma e si trasforma, si muove e ondeggia...Muta le forme corpose e voluminose, a tratti staccate dalla tela: donne, sirene, pesci, mare, nuvole, soprattutto nuvole. Continuerebbe all'infinito. La cornice ed il chiodo al muro-soli-possono fermarlo- racconta- Tanta passione ma contenuta in modi eleganti, raffinati. Ama il silenzio. Gli basta la sua arte a smuovere il suono dello spirito. Niente ostentazioni. Non gli piacciono. Ama la semplicità, l'immensa  e forte profonda semplicità.. Discreto, composto. Forse ha imparato, forse questa è la sua natura. "In fondo è pur sempre un nobile", direbbe qualcuno. Nelle sue radici ci sono Waterloo,  l'Inghilterra, il Regno delle due Sicilie, i feudi, i feudatari; nelle sue memorie i gingilli e le rovine di tutto questo, la guerra, un'infanzia trascorsa in una reggia di 100 stanze, il suono del  pianoforte suonato dalla madre ed altro, tanto altro. Se fosse un film un quinto della sua vita sarebbe Il ammiraglio ActonGattopardo-mi dice-, poi sorvola...Non avevo mai visto due occhi blu lucenti come i suoi. Ha ottant'anni ma ne dimostra molti, molti di meno. Sarà l'aria buona che si respira nella valle dei sogni-nome del suo ultimo progetto artistico-o il sapore del mare che ancora non si risparmia di navigare. Una vita, la sua, vissuta sempre con gusto-dolce, salato o amaro non importa- consumata assaporandola tutta. Perché pure quel silenzio scuote emozioni forti, o le nasconde. Perché non c'è giorno, non c' è persona, luogo o condizione-mi dice- che non gli insegni qualcosa. E' questo che gli secca dell'idea e della prospettiva della Morte: ha ancora ha tanto da imparare. Non ne ha paura per il resto. E' un cuor di leone, non a caso  è un "ammiraglio", l'Ammiraglio Acton. Eh sì, si chiama anche Riccardo Costarelli, ma solo per questioni burocratiche... Nato nel 1928 a Messina, discende per linea materna da una famiglia di nobili e naviganti inglesi, gli Acton appunto. Tra i tanti pseudonimi che ha adoperato negli ultimi quarant'anni per firmare i suoi quadri-Richanin, Costarika, per citarne solo due- l'ultimo è quello che gli somiglia di più. Soprattutto è il solo con il quale, a partire dagli anni '90, si è finalmente esposto senza censure.

Sì, perché, non è così semplice, nemmeno per chi ha soldi, posizione e prosperità dalla sua, l'affrontare la cecità del pregiudizio. Quello di una casta finanziaria cui egli stesso apparteneva che sdegnava quegli uomini detti anche "artisti", considerati persone sempre sulle nuvole, con la testa poco sulle spalle, nel suo caso.Condizione inopportuna per chi, come il nostro Ammiraglio, dirigeva sì il proprio inconscio suggestionando le tele, ma anche  importanti aziende italiane...

Così per decenni è stato allo stesso tempo: il pittore ardente e  passionale, pennelli e colori in mano, in testa o intorno e il dirigente potente e serioso in giacca e cravatta.Da una parte una logica efficace ed etichette da rispettare, dall'altra un inconscio incomprensibile da sviscerare sulla tela e tanti avventurosi compagni  di vita "parallela". Non che in questa dimensione si sia mai deturpato. Mai fatto uso di droghe o altro. E' naturalmente temperato caldo. Ora potremmo definirlo un surrealista, ma nel suo stile convergono, impercettibili,  anche i gusti e le passate esperienze futuristiche, di avanguardia e di nouveau realisme.

A Roma, una delle tante città che lo hanno accolto dopo che, a vent'anni, messosi alle spalle lo sfarzo delle sue origini,  aveva lasciato la Sicilia, pronto a lavorare ed a sfidare il mondo, era diventato grande amico del grande  Nino Rotella.   Questo  grande décollagista calabrese ed  altri  attori delle correnti artistiche più accese degli anni '50, furono, per brevi o meno brevi periodi,  i suoi interlocutori nella sua esistenza sincera,  quella segreta, alternativa a quella di etichetta, quella che gli dava da mangiare, consentendogli, ad esempio, di avere uno "scrigno" in ogni posto dove si trovasse a vivere, ma che, soprattutto, gli consentiva di dipingere in assoluta libertà, senza vincoli legati alla spendibilità dell'opera.

La passione per la pittura lo ha rapito sin da bambino. Non c'è stato altro strumento espressivo altrettanto consono al suo essere. Avrebbe potuto imparare a suonare il piano come la madre, deammiraglio Actonlla quale conserva una foto appesa alla parete, ma non gli avrebbe permesso di essere altrettanto libero da vincoli formali, logici, temporali...Aveva fretta di uscire fuori, in qualche modo. Ha iniziato a dipingere a otto anni, prendendo lezioni da una allora nota artista russa, Madame Seredova. Nel corso degli anni poi ha progressivamente scoperto e maturato il suo talento,  tanto che può oggi farmi vedere la sua personale tavolozza di colori. "Non sei un artista se non ne hai una. Deve essere solo tua"-mi dice. E così, ad esempio, il "suo grigio", colore che tanto gli piace-forse perché è un cancro e l'argento gli ricorda il colore dei raggi lunari-è proprio il "suo", in ciascuna delle diverse sfumature che mi mostra. E c'è in molti dei suoi quadri, c'è nel suo sentirsi un po' sensitivo, nel suo carattere schivo.

Mi racconta  della Galleria d'Arte che aveva allestito agli inizi degli anni novanta, nel periodo nel quale si era tolto le varie maschere di dosso. Portava il suo nome:"Ammiraglio Acton". ed era andata alla grande per qualche anno, fino a quando, per sopravvenuti gravi problemi familiari, l'aveva dovuta chiudere. Aveva ospitato mostre importanti, di colleghi che  ha amato: Duchamp, il suo amico Mimmo Rotella,  Daniel Spoerri, Aldo Mondino. Le curava spesso un grande critico: Tommaso Trini, lo stesso autore del catalogo personale che mi regala....Tante foto di sue opere. Ma vederle dal vivo, ragazzi, è un altra cosa! .

Posso solo farmi emozionare oppure no, percepire o non percepire. Metto un titolo  alle opere-mi spiega- per  provare a dare una qualche chiave di lettura al fruitore, perché so che mi chiederà: che rappresenta? Ma, in realtà,  non è certo che  abbia un significato" Sfido chiunque di noi a comprendere con esattezza, ad esempio, quello dei vostri sogni....L'Ammiraglio Acton mette i propri in una Valle, La Valle dei Sogni appunto, che è anche il nome del suo ultimo ciclo di pitture. Ho paura che gli sarà difficile recintarla definitivamente una volta per tutte. Ed è solo un bene. 

Altre immagini qui

NB. Per l'Ammiraglio Acton: ho dovuto cambiare locazione;)

                                                                                                                 ts.

Pubblicato il 31/3/2009 alle 3.39 nella rubrica STORIE.

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